Diana's profileTATI'S SPACEPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
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TATI'S SPACE"...Scrivere è un modo di parlare senza essere interrotti..." January 18 L'eternità
[…] Quale pazzo desidererebbe la vita eterna?
Forse nella convinzione di non avere una fine, si darebbe meno peso alla solitudine. Pensiero paradossale? Certo che no.
Non credo ci sia scopo più nobile, per un uomo, di quello di trascorrere parte della propria esistenza alla ricerca delle persone migliori e peggiori con cui vivere il tempo restante. Finchè ogni tessera del puzzle non è al suo posto, non possiamo provare una vera felicità, né godere nel vantarci di quello che possediamo, con coloro che disprezziamo di più. Se si hanno limiti temporali, si può essere portati a giudizi affrettati, scelte approssimative che inevitabilmente si rivelano errate. Si ha così paura di sbagliare, che si finisce irrimediabilmente col farlo.
Se avessimo a disposizione un’eternità, saremmo prima di tutto più rilassati, godremmo, poi, molto di più dei momenti che passiamo con noi stessi, perché ci sembrerebbero certamente più meritati.
We’ve got all the time in the world.
Niente di più falso se si crede di possedere l’eternità.
Niente di più vero se ci si ferma ad analizzare che essendo il mondo contingente, esso ha un inizio e una fine e così, automaticamente, anche il suo tempo è determinato.
Abbiamo tutto il tempo che vogliamo, sì, fino all’ineludibile scoglio della morte, non di più: assordante sirena agli autoscontri del lunapark della vita. Puoi continuare a schiacciare il pedale fin che vuoi, la macchinina rallenta ed un bimbo in mezzo alla pista l’ha già adocchiata.
Se mi cercate, sono in fila a comprare un altro gettone. January 08 Le età"Nella prima parte della vita, ci si rende conto della propria felicità solo dopo averla perduta. Poi viene un'età, una seconda età, in cui si sa già, nel momento in cui si comincia a vivere una felicità, che si finirà col perderla. C'è infine una terza età, quella dell'autentica vecchiaia, in cui l'anticipazione della perdita della felicità impedisce persino di viverla".
(La possibilità di un'isola, Michel Houellebecq)
Ho già vissuto tutto questo: che mi devo aspettare adesso? Pronta a rinnegare una terza età arrivata prematuramente, non credo di essere preparata in modo adeguato per qualcosa di peggiore. Tuttavia è quello che mi aspetto, seguendo la logica di una scala cronologica per niente intrisa di ottimismo. Magari la quarta età mi porterà cinicamente a sospettare che la felicità nemmeno esista, che sia la peggiore delle illusioni, capace di mettere l'umanità in ginocchio. Certo, se potessi scegliere, tornerei a un'età precedente a quelle di H.: quella dei neonati, senza dubbio, che sono autenticamente felici, che non riescono ancora nemmeno a concepire il concetto di fine, che prendono ciò che viene esattamente come viene perchè a causa della loro purezza e ingenuità credono non ci siano alternative. E godono della propria ignoranza in maniera involontaria. Mi piacerebbe credere ancora a sentimenti che sopravvivono grazie alla loro essenza e non tramite innesti artificiali. Un amore senza rielaborazione. E più di questo, mi piacerebbe che fossero le persone intorno a me a crederlo, perchè sognare da soli è più triste e pericoloso che bere da soli. Dovrei disintossicarmi, ma non esiste ancora una Comunità di Sognatori Anonimi e se anche ci fosse, sarei un pessimo elemento:
_Ciao a tutti, mi chiamo Diana.
_Ciao Diana.
_Questa settimana ci sono ricascata; era notte fonda e, da sola nella mia camera, non ho potuto fare a meno di sognare di tirare indietro le lancette dell'orologio. Dovevate vedere che bello il mio anno parallelo...
_Basta! Fuori di qui! Un conto è cedere per debolezza e poi pentirsene, ma tu stai instigando anche tutti gli altri col tuo racconto.
Ecco vedete? Sono stata espulsa anche dalla Comunità che ho fondato io stessa. Hanno ragione, non c'è pentimento in me. Non voglio uscire dal tunnel. Voglio continuare a sperare. November 03 BOOM BABY
Per la serie “a volte tornano”… I’m back… e già questo suona tanto di minaccia! La mia disintossicazione non volontaria è giunta al termine, da oggi in poi sprecherò tutto il mio tempo libero a cancellarmi l’impronta digitale dell’indice destro col touch pad e ad eliminare ogni traccia di possibilità rimasta di leggere l’ora scritta in blu elettrico sui cartelloni della farmacia. Finalmente posso gettare con un click, nel flusso vorticoso della poco attendibile informazione in tempo reale, notizie che non solo non sono oggettive, ma che non interessano nemmeno nessuno! Seriamente, che mi sono iscritta a fare a scienze per l’aperitiv…ehm…per la comunicazione, se non posso scrivere e condividere i miei pensieri? Non avendo mezzi per quest’ultimo passaggio, ho smesso persino di compiere il primo. E’ ridicolo, lo so, soprattutto se penso che la maggior parte delle parole dei miei upload hanno fatto la loro gavetta, blu su bianco. Qualcuno dice che scrivere aiuti a metter ordine nei pensieri, per me è il modo creativo che una persona ha di ostentare il proprio coloratissimo disordine interno. Ora, però sono tornata! Eccomi più rompiballe, più curiosa, più sparacazzate e più colta di prima! Ahah eh certo, ora so pure che vuol dire A.A.V.V.!
ARI: Ma come fai a non sapere che significa autori vari (così i miei lettori non lo devono cercare su wikipedia)?? Era su metà dei libri dell’anno scorso! DIANA: Bè pensavo li avesse scritti tutti lo stesso tizio!
No!!! Vi prego, non alzatevi per andarvene (anche perché vi ricordo che siete a casa vostra, idioti!) come il ragazzo che ha origliato questa conversazione (fatta col megafono in Biblioteca unimi n.d.r.)! Voi mi conoscete e sapete che con la sottoscritta le vaccate sono assicurate. Tanto più che ho passato la mia estate in isolamento ascetico: Zucchi mi ha trovata appesa a una liana e mi ha fatto partecipare ai suoi esperimenti insieme ai bimbi autistici. Tra le scimmie stavo da Dio, ma Kanzi era un’insopportabile secchiona primadellaclassetuttoattaccatocherendemeglio. Ora vi lascio, che vado a giocare col cubo di Kubrik.
Unisciti anche tu al club “Ari santa subito” (Sant’Ari da Noto suona dannatamente bene), per ogni firma 5 cent verranno devoluti al team per la scrittura delle spiegazioni d’uso degli armadietti di filologia moderna. Noi si che vogliamo un’UNIMI migliore.
That’s allFolksDianaFebruary 27 Per un amico persoDovevi aspettarti che prima o poi sarebbe successo:scrivo di te.
Non so nemmeno se mai leggerai o se, incontrando queste parole, arriverai fino in fondo, ma io lo faccio lo stesso perchè è giusto così. Mi hai dato molto e lo sai bene anche tu, mentre io non sono stata capace di contraccambiare completamente; in un angolino del tuo cuore, però, sta la consapevolezza che io ti voglio bene e in questo non ti ho mai mentito. Spero tu possa apprezzare il fatto di aver avuto la vera me, con tutti i lati positivi e tutti quelli negativi, la parte della sottoscritta che ti ha allontanato, insomma. Non voglio riportarti indietro. Non pretendo il tuo perdono, so che non potrò mai riavere l'amico che ho perso. Non pensare che non ti chiami o non ti cerchi perchè mi sono dimenticata di te: sei stato importante e io non cancello. E' solo che hai ragione, non posso decidere anche per gli altri e tu hai fatto la tua scelta, mi prendo la colpa.
Voglio solo dire Grazie. Grazie a te che mi hai incontrata nel momento sbagliato e nel modo sbagliato. Grazie perchè quella volta ti ho cercato io, ma tu non hai detto di no. Grazie perchè ti è bastato un sms, quella sera: non sapevi dove fossi, ma mi hai cercata lo stesso. E mi hai trovata, col volto rigato dalle lacrime.Grazie per la rosa. Grazie per non avermi presa in giro quando mi sono commossa vedendo Cars. Grazie per averm confidato cose che non hai mai detto a nessuno. Grazie per avermi ascoltata parlare del mio passato e grazie anche per aver cercato di convincermi a vivere il presente. Grazie per la strillettera. Grazie per le infinite sigarette seduti sui gradini sotto casa. Grazie per aver fatto chilometri nella nebbia per vedermi, nonostante non abiti lontana da te. Grazie per la torta. Grazie per aver cercato di farmi capire dove abiti (ci sarai riuscito?). Grazie per avermi presa per mano quando si è avvicinato quel pazzo che credevamo fosse un pittore. Grazie per le uscite dopo danza. E per avermi chiesto se potevi entrare a vedermi. Grazie per avermi stretta mentre tremavo, dopo aver mangiato un happy meal in piena notte solo per la sorpresa. E per l'essertela presa quando ti ho detto che la tua giacca nuova non mi piaceva! Grazie per i giri in macchina senza fine. Con i "Ma dove stiamo andando??" a cui rispondevi "Non lo so, stavo spettando che finissi di parlare pr decidere, ma non la smettevi!". Grazie per avermi fatto provare le tue scarpe (le ballerine ti stavano benissimo!). Grazie per lo skate sul tuo terrazzo e per le foto dei tramonti.
Ma soprattutto Grazie per avermi voluto bene, per esserti fidato di me e avermi considerata importante.
Ci sono cose che appartengono al passato, ma quando parlo di te come amico non riesco a usare l'imperfetto.
Un bacio, Ti Voglio Bene
il tuo Ninja February 13 FiabaC'era una volta una giovanissima serva, che, orfana dalla nascita, lavorava da una vita intera per un’avida e cinica signora, resa crudele e senza scrupoli dalla solitudine. Ella, infatti, viveva in un’imponente villa sul limitare di un boschetto, con la sola compagnia dei suoi servitori, gente di troppo basso rango da esser degnata di parole che non fossero ordini. Un giorno apparve, dal folto del bosco, una donna molto anziana, che camminava lentamente e con fatica, come se tutte le sue energie fossero concentrate nei grandi occhi verdi, vivacissimi e penetranti. Con la velocità ke le sue gambe vecchie e stanche le permettevano, si avvicinò alla giovane serva, intenta ad attingere l’acqua dal pozzo, sul retro della casa, e con una voce colma di tristezza chiese alla ragazza se aveva una candela da donarle. La giovane corse in casa, andò nello stanzino dove dormiva e prese dal cassetto la sua candela, mezza consumata, consapevole del fatto che la padrona non gliene avrebbe concessa un’altra prima di due mesi. Veloce come se n’era allontanata, tornò indietro dalla vecchia e le porse il cero con un sorriso. La donna prese in mano il dono e, piena di gratitudine, spiegò che avrebbe acceso la candela sulla tomba del marito, morto in mattinata, in modo che la luce potesse rischiarargli la via per l’oltretomba, quella notte. Aggiunse, inoltre, che, essendo una maga, avrebbe ricompensato la giovane con un sortilegio: nemmeno la tristezza sarebbe stata totalmente negativa per lei. Detto questo, tornò da dov’era venuta, lasciando la ragazza immobile ad osservare i rami che ancora si muovevano, testimoniando il passaggio della maga. Gli effetti del sortilegio rimasero celati fino al giorno in cui il vecchio cane che faceva compagnia alla servetta, mentre ella svolgeva i lavori di casa, non morì, lasciando un vuoto tale, nella ragazza, da farle versare un fiume di lacrime. La giovane era così presa dalla tristezza dei suoi pensieri da accorgersi solo successivamente che la sua padrona la stava fissando e che, cosa ancora più sconvolgente, le lacrime si erano trasformate in tanti piccoli e luccicanti diamanti. Non ebbe il tempo nemmeno di dire una parola: la padrona l’aveva già afferrata violentemente per un braccio e l’aveva condotta nella sua stanza, dove l’aveva rinchiusa con due mandate di catenaccio. La serva si ritrovò seduta a terra, in un angolino sudicio, a fissare sconcertata il secchio che le era stato ordinato di riempire di diamanti per la mattina successiva. Fissò il fondo scrostato del recipiente tutta la notte, ma non una sola lacrima rigò il suo volto. Immaginò che la punizione che la padrona le avrebbe inferto sarebbe stata tremenda, ma nemmeno questo pensiero le fu utile per produrre anche un solo diamante: sembrava che la sua riserva di lacrime fosse stata prosciugata dell’avidità della donna. Appena i primi raggi del sole mattutino toccarono il tetto della casa, la porta della stanzetta fu spalancata con tutta fretta. Gli occhi della padrona lampeggiavano per l’impazienza quando con una falcata si avvicinò al secchio e vi guardò dentro. In una frazione di secondo la sua espressione mutò, emise un urlo disumano e, tremando per la rabbia, scaraventò con una manata il recipiente contro il muro. La giovane, nel frattempo, si era fatta piccola piccola nel suo angolino e aveva nascosto il viso dietro le ginocchia per la paura. Le sue gambe erano molli per lo spavento quando fu sollevata di peso dalla donna, che la scosse violentemente. Le disse che la sua ostinazione non l’avrebbe fermata, che in un modo o nell’altro si sarebbe appropriata di ciò che era suo per diritto, essendo, lei, la sua serva. Uscì dalla stanza in fretta e furia e vi tornò dopo appena mezz’ora, seguita a ruota dall’imponente e muscoloso taglialegna, che trascinava come un sacco la cuoca, che era stata per la ragazza come una madre, in quegli anni. Alla servetta furono legati mani e piedi, in modo che non potesse muoversi, e fu costretta a vedere le terribili torture inferte senza pietà dal taglialegna alla cuoca fino a quando non ebbe riempito il secchio. Le urla che uscivano da quella stanza erano tremende: la cuoca, quasi svenuta, non poteva produrre niente più che pochi suoni strozzati, ma la padrona continuava a incitare l’aguzzino con veemenza, ignorando le grida della giovane, che a pieni polmoni cercava aiuto e implorava la fine di quell’orrore. Quando il secchio fu completamente riempito, nella casa tornò il silenzio. La cuoca venne trascinata via e la giovane rimase sola, terribilmente traumatizzata, per il resto della giornata. Appena calò la notte e la ragazza sentì che la casa intorno a lei si era addormentata, si avvicinò all’unica minuscola finestra presente nella stanzino e iniziò a chiamare la maga, implorandole di tornare da lei. Ci fu un lampo di luce accecante, poi la giovane si ritrovò a pochi passi dalla donna della candela. Le disse che l’incantesimo le aveva peggiorato la vita, che non poteva continuare così e le chiese di fare in modo che le sue lacrime portassero soltanto una tristezza immensa. La donna fu felice di esaudire le sue richieste e, operata la magia, scomparve in una nube azzurra. Il mattino successivo la padrona entrò con un sorriso maligno nella piccola stanza, portando con sé il secchio vuoto. Dietro di lei, nell’ombra, il taglialegna aspettava di esser chiamato, con la sua vittima su una spalla. L’inferno del giorno prima ricominciò e, vedendo le prime due lacrime sgorgare dal volto della ragazza, la padrona iniziò a rallegrarsi e a pensare a cosa avrebbe potuto comprare con tante ricchezze, Le lacrime scesero veloci e, appena si staccarono dal viso della giovane, si trasformarono in due terribili serpenti velenosi che, immediatamente, strisciarono rapidissimi l’uno verso il taglialegna, l’altro verso la tremenda padrona, uccidendoli all’istante con un solo morso e poi sparirono in un buco nel muro. Appena la serva si riscosse da quella vista, si inginocchiò nella pozza di sangue formatasi a causa delle ferite della cuoca, ma era troppo tardi: la poverina era già morta. La giovane, allora, iniziò a correre, uscì dalla casa, si inoltrò nel boschetto, lo attraversò tutto, col cuore che sembrava volesse uscirle dal petto e cadde, svenuta e col fiato corto, su un sentierino poco lontano da un paese. Fortunatamente un giovane fabbro di buon cuore la trovò, la raccolse e la condusse a casa sua, dove si occupò di lei per numerosi giorni. La serva, infatti, dimagriva a vista d’occhio, aveva costantemente uno sguardo triste e sembrava esser muta. Il tempo passato con quell’uomo, però, giovò enormemente sia alla sua salute che al suo stato d’animo e, dopo qualche mese, riprese a parlare e cominciò a stare visibilmente meglio. Non raccontò mai nulla, comunque, al suo benefattore, di quanto era accaduto, nemmeno quando questi diventò suo marito. Ella era così felice che non aveva versato una sola lacrima da quando aveva lasciato quella casa maledetta e adesso che aveva scoperto di essere incinta, la sua gioia raggiungeva livelli mai sperati. Il giorno del parto, però, accadde una terribile disgrazia: il bimbo era nato senza problemi, un maschietto pieno di salute e meraviglioso, bellissimo nella sua minuscola perfezione, da far scoppiare la madre in un pianto di gioia. Prima che lei potesse far niente, i due serpenti comparsi per il sortilegio morsero il piccolo, privandolo della vita che non aveva avuto nemmeno il tempo di assaporare. La donna sentì qualcosa rompersi dentro di sé, capì che il dolore la stava velocemente portando dove avrebbe riabbracciato il suo bimbo, che ora giaceva immobile come una bambola fra le sue braccia. Con un soffio di voce, parò, riuscì a chiamare per l’ultima volta la maga. Quando l’anziana apparve, la donna le parlò col filo di voce che le restava, appena udibile per orecchie umane, ma le sue parole erano più forti della pietra: “Il tuo incantesimo ha portato solo morte e disperazione nella mia vita. Prometti che non lo rifarai mai più ad anima viva”. La vecchia l’accontentò e la donna continuò: “Hai trasformato le mie lacrime in diamanti e poi in serpenti, senza capire che, per le persone che mi amavano, ogni mia lacrima di tristezza era già un serpente mortale che stringeva alla gola, e ogni lacrima di felicità valeva già più dei diamanti. Sei stata ingenua a non comprendere che ogni cosa, anche la più piccola, racchiude in sé un significato profondo per chi lo sa vedere”. Detto questo abbandonò la testa sul cuscino, piegata verso il piccolo, quasi volesse proteggere la sua creaturina anche in quest’ultimo viaggio.
December 24 NataleE' quasi Natale, un periodo stupendo, pieno di luci, pieno di pacchetti colorati, di gente che, per strada, si fa largo tra i negozi. Periodo di canzoncine,di bambini felici, che la notte della vigilia fanno finta di dormire, chiudono gli occhi tenedo le palpebre così strette che è evidente la distanza abissale che li separa da Morfeo e sperano di star svegli abbastanza da sentir la slitta parcheggiare davanti alla loro finestra. Gente che non si faceva viva da secoli manda banali sms di auguri, forse sperando di mantenere decentemente un rapporto che non esiste più da tempo, o forse solo perchè quel messaggio l'ha mandato a tutta la rubbrica senza troppi complimenti.
Ipocrisia o no, a me questi giorni piacciono. Penso che il merito vada tutto alla coppia vincente panettone/atmosfera, fatto sta che non posso non sorridere un po' anche io. A Natale sono tutti più buoni, dicono, ma rimane il fatto che i buoni propositi li si rimanda sempre all'anno nuovo...e non si capisce bene con che criterio, ma quell'anno in particolare, quello in cui si segue la lista dei buon propositi, appunto, non dura mai più di 3 giorni. Che rientri tutto nel mistero del Natale, data la vicinanza di questi giorni importanti nel calendario??
Bene, io voglio andare controcorrente: inizio dalla vigilia a fare la mia lista...anzi il primo punto (non vorrei mai esagerare col lavoro...siamo in periodo di feste, non posso mica affaticarmi più di tanto!).
LISTA DEI BUONI PROPOSITI PER IL 2008 DI DIANA:
1. Mi fiderò di più delle persone che dicono di tenere sul serio a me e non mi farò influenzare dai miei tristi trascorsi. Cercherò di non paragonare vecchie storie piene di muffa a quelle nuove, tutte fresche, semplici e da scoprire. Riterrò almeno possibile che una persona non abbia secondi fini se mi fa un complimento o se solo vuole parlare con me. E soprattutto lascerò che i miei sentimenti trovino da soli il modo di farsi..notare dal mondo.
Come prima dimostrazione di coerenza...questo è per te!
I don't want a lot for Christmas
There's just one thing I need I don't care about the presents Underneath the Christmas tree I just want you for my own More than you could ever know Make my wish come true All I want for Christmas is you. I don't want a lot for Christmas There is just one thing I need I don't care about the presents underneath the Christmas tree I don't need to hang my stocking There upon the fireplace Santa Claus won't make me happy With a toy on Christmas day I just want you for my own More than you could ever know Make my wish come true All I want for Christmas is you You baby I won't ask for much this Christmas I won't even wish for snow I'm just gonna keep on waiting Underneath the mistletoe I won't make a list and send it To the North Pole for Saint Nick I won't even stay awake to Hear those magic reindeer click 'Cause I just want you here tonight Holding on to me so tight What more can I do Baby all I want for Christmas is you You All the lights are shining So brightly everywhere (So brightly everywhere) And the sound of children's Laughter fills the air (Laughter fills the air) And everyone is singing (oh yeah) I hear those sleigh bells ringing Santa won't you bring me the one I really need Won't you please bring my baby to me Oh, I don't want a lot for Christmas This is all I'm asking for (all i'm asking for) I just want to see my baby Standing right outside my door Oh I just want him for my own More than you could ever know Make my wish come true Baby all I want for Christmas is You All I want for Christmas is you baby All I want for Christmas is you baby E si, hai ragione, il blu è un colore freddo...ma sai ke a me piace così!
BUON NATALE A TUTTI!!!
November 20 E scusate se è pocoAmmetto che possa sembrare strano uno sfogo del genere dopo tanto tempo, ma dopo un po' che ci si autocostringe a tenersi tutto dentro, si finisce per scoppiare... e io non voglio esplodere... immaginate che macello (parola usata x una volta letteralmente) camera mia con tutto il sangue sui muri! Inoltre mi sono ritrovata a parlarne proprio l'altra sera con una persona che si è rivelata essere del paese del "cooprotagonista".
E' successo tutto quasi un anno fa, quando ancora andavo al liceo, uscivo di sera solo al sabato, non avevo mai visto l'America e ritenevo che i gatti fossero animali stupidi e stronzi.
E' stato magico.
Qualcuno lo sa già, ma nessuno può dirmi "ti capisco". No, non capite, era una cosa fuori dal mondo, dallo spazio e dal tempo. Era come provare la vita pure, così piena e fresca che quasi fa male quando ti riempie i polmoni.
Non è stata una delle mie solite fantasie progettate a tavolino e scritte come un copione per il teatro.
E' stato un lampo... e come tale è sparito in un baleno. Ammetto di aver aspettato a lungo che lo stesso temporale di ottobre tornasse, ma la vita scorre, non si ferma nemmeno se la implori e si, certo, un acquazzone può tornare, ma non sarà mai identico. Fatto sta che ho vissuto a lungo nel deserto dopo gennaio (certo si è trattato di un deserto parecchio affollato).
Come si può spiegare qualcosa che con la ragione non c'entra nulla? Se inizi a sezionare l'evento, lo razionalizzi, ma dato che l'essenza era la parte irrazionale, finisce che o parli del nulla, o cambi argomento.
Allora proviamo con uno slancio di fantasia: fate finta di trovarvi un giorno a casa da soli, la giornata è schifosa, pioviggina e fa maledettamente fraddo. I caloriferi sono rotti e come al solito il tecnico ha di meglio da fare (o forse non ha voglia di mettere il piede fuori casa e si è finto malato) e la tirchiona al piano di sotto preferisce vestirsi come un'eschimese che scaldare casa sua e involontariamente un po' della vostra. In segreteria non ci sono messaggi e iniziate a lamentarvene parlando col vostro fidato pesce rosso Briciola, che di certo non vi ascolta, ma almeno è costretto a rimanere nella vostra stessa stanza quando avete qualcosa da dirgli. Vi girate verso di lui e lo vedete sdraiato a pancia in su a filo d'acqua. Ok, è improbabile che si stia fingendo morto per convincervi a desistere dall'intavolare un discorso. E' allora che decidete di provare qualcosa di nuovo, di forte, qualcosa che se vi va male vi potrebbe portare allo stato di Briciola (epperò...mica male, finireste finalmente su un giornale, anche se non esattamente come autore di articoli come speravate). E' allora che provate...si dai che mi avete capito! una droga pesante, insomma. All'inizio sembra quasi una comune caramella (anche se non sa di fragola), ma poi...BOOOOM... un'esplosione di colori, di suoni, le vostre pantofole a forma di Pluto abbaiano. Tutto è così psichedelico e le luci sono così potenti e vorticanti che vi scordate dell'intonaco scrostato sul muro alla vostra destra. Iniziate a saltare come dei cretini perchè il vostro braccio sembra allungarsi di mezzo metro in più ogni volta che provate a toccare il soffitto. Volete vedere se anche le vostre gambe si allungano allo stesso modo e tentete di raggiungere la finestra vicino al cassettone col piede. No, deficienti, la finestra è quella con le tende... quello coi cassetti è il cassettone!
Poi ad un tratto STOP.
Sentite la colazione risalire moooolto velocemente. Provate a correre verso il bagno, ma inspiegabilmente la gamba sinistra cede e finite per contare a uno a uno i cereali nesquik appena mangiati, che ora si trovano spersi come biglie sul tappeto dell'ikea (e meno male che è dell'ikea e non è il persiano che vostra madre voleva a tutti i costi piazzarvi in casa). Pensando agli orribili letti a castello di legno chiaro di quella nota marca, svenite nella pozza che avete appena formato.
Vi risvegliate solo 2 ore dopo: siete appiccicosi, puzzolenti, tremate dal freddo e... cazzo... il piede che "casualmente" ha raggiunto il cassettone prima, è in posa esorcista...girato dall'altra parte (ah, ecco perchè quella gamba non aveva retto!!).
State veramente di merda, il dolore è insopportabile, ma avete un flash: x un attimo vi vedete dall'esterno e... scoppiate in una sonora e prolungata risata. Eggià, fate proprio pena ed è solo colpa vostra, inoltre siete così cretini da pensare che quella pasta, se poteste tornare indietro a qualche ora prima, ve la rifareste!
E che diavolo, un po' di stravaganza, qualcosa di imprevedibile nella vostra routine quotidiana! E vi sentite già diversi (sarà il gesso alla caviglia?).
Ora, a me gli occhi! Torniamo nerlla realtà, please, seguitemi. Non mi sono calata strane cose, nè mi sono drogata in altri modi (recentemente), volevo solo cercare di esternare tutti gli stati d'animo e le sensazioni che si sono succeduti come i vagoni di un treno (non a caso) in corsa quando ho conosciuto LUI, quando sono stata con LUI, quando LUI ha smesso di pensare a me. E forse nella vita non è importante che vi ricordiate la forma e il colore della vostra pasta (tranne se rischiate la morte e il dottore che avete di fronte ve lo sta chiedendo).
Non potete nemmeno pretendere che lei si ricordi di voi (da quando l'avete mandata giù sa bene che dovrà uscire in altra forma e la cosa non le piace, quindi ha altre cose x la testa).
La cosa importante è che vi ricordiate che ogni pasticca, come ogni ragazzo, all'inizio sembra uguale a mille altre e comune, ti fa poi scoprire tutto un mondo, fino a quando non decide di farti stare male... e non ritorna alla luce come una merda (e abbiamo svelato la sua preoccupazione!). No, dai, scherzo, resettate e tornate al "la cosa importante...".
La cosa importante è che voi vi ricordiate come vi ha fatto sentire, senza cancellare automaticamente la parte bella o quella orribile, a seconda dei vostri stati d'animo, e scusate se è poco.
E ora andate in pace, che le info sui pusher ve le dò in privato semmai.
Amen
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Ehi!! Se siete capitati qui non potete non lasciare la vostra impronta!
la Rondawrote:
pulcy mi manchi tanto! devo telefonarti più spesso, o ancora meglio piombare sotto casa tua quando meno te l'aspetti!!!
love, your little ronda
Dec. 14
Astrid Pinciroliwrote:
piccola scimmiettina mia!!!!!! TiViTiTiTiTiBi!!! un bacio la tua *pincy pooh
Sept. 3
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